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Analisi della Ricerca sulla Depressione dei Piloti di Linea

piloti depressi

È stata pubblicata una ricerca condotta dall’università di Harvard in cui si è analizzato il problema della depressione nei piloti di linea dopo l’incidente aereo della Germanwings.

Sono andato a leggere l’articolo originale pubblicato da Enviornmental Health per capire come è stato svolto lo studio. Ho letto anche l’articolo pubblicato su “La Stampa” in cui si riportano dei dati i quali non possono essere reali. Ho deciso quindi di approfondire.

Faccio una breve premessa così sarà più semplice per te comprendere i motivi dei miei dubbi.

La ricerca in psicologia

Quando si svolge una ricerca in ambito psicologico bisogna considerare un grande numero di variabili che possono influenzare i risultati.

Per questo motivo ci si affida alla statistica, per poter determinare se una variabile ha o non ha un valore importante per lo studio che si sta svolgendo.

Se non si ottengono valori statisticamente significativi, la ricerca va modificata, annullata o si devono analizzare i motivi che hanno portato a questo mancato risultato.

Uno dei fattori che determina se la ricerca è significativa o meno, è il valore della popolazione e del campione analizzato.

Ovvero, il numero di soggetti analizzati rispetto alla popolazione totale che coinvolge un determinato fenomeno.

Mi spiego.

Se voglio analizzare l’effetto dello studio su schermo e non su carta su studenti dai 6 agli 11 anni sul territorio italiano (la popolazione in questo caso sono gli studenti), dovrò considerare il numero totale di studenti in Italia e definire qual’è la grandezza del campione che mi permetterà di avere un valore rappresentativo del fenomeno.

Non vado a studiare la popolazione intera, ma un numero ridotto (un campoione) che rappresenta poi l’intera popolazione.

Spero sia chiaro. Passiamo all’analisi della ricerca sui piloti.

Ricerca sulla depressione dei piloti

Questa ricerca è stata svolta su un campione di 3.485 piloti inviando loro un questionario anonimo.

Hanno risposto in 1.848 compilando la parte dedicata alla depressione.

I risultati indicano che 193 di questi piloti ha dichiarato di aver avuto un alto livello di depressione negli ultimi 7 giorni, mentre 75 dei partecipanti ha dichiarato di aver avuto pensieri di suicido o autolesionismo nelle ultime due settimane.

Da questi risultati si è concluso che un certo numero di piloti in tutto il mondo è colpito da depressione e che quindi bisogna fare qualcosa.

Bene. Raccolti questi dati ho voluto fare un’analisi delle informazioni.

Mai Generalizzare

1. Prima di tutto non si è data una definizione di depressione e non si conosce bene quale standard scientifico riconosciuto a livello mondiale si è preso come riferimento per analizzare il fenomeno della depressione.

2. Il numero del campione è troppo piccolo per concludere che in tutto il mondo ci siano piloti depressi.

3. Non si conosce l’origine dei piloti e di quale nazione appartengono. Una ricerca, per avere valenza, deve essere svolta in paesi diversi.

Il primo punto è facilmente spiegabile perchè probabilmente la ricerca è stata svolta in maniera accurata, ma a noi non è dato saperlo, bisognerebbe richiedere l’effettiva relazione completa.

Il terzo punto è anche importante, ma possiamo considerare che questa ricerca si è svolta esclusivamente negli stati uniti, paese in cui si trova la Harvard University.

Il secondo punto è quello su cui voglio che ti concentri.

Il campione analizzato

Se consideriamo che nel mondo ci sono 140.000 piloti di linea in servizio e 1.848 piloti hanno risposto alla ricerca sulla depressione, significa che il campione analizzato è pari al 1,32% della popolazione (ovvero tutti i piloti nel mondo).

Nella ricerca si pensa che il 4,1% dei piloti nel mondo abbia pensieri suicidi. Il 4,1% equivale ad un totale di  5.740 piloti nel mondo soffrono di questa condizione.

Assolutamente non è così e quanto riportato nell’articolo de “La Stampa” è fuorviante.

Un campione mondiale pari al 1,32% non è assolutamente sufficiente per concludere che ci siano 5.740 piloti con pensieri suicidi.

Conclusione

La ricerca è un passo iniziale per la comunità dei piloti.

Finalmente viene preso seriamente in considerazione un fenomeno che si è sempre cercato di far uscire, ma senza conoscerne le reali dimensioni ed implicazioni.

I piloti non lavorano in condizioni ottimali e questo mette a forte rischio la sicurezza del volo.

Il comandante Sully, già nel 2015 aveva riportato il fenomeno della depressione come qualcosa di serio.

Se ora esiste una ricerca che può portare ad altri studi che determineranno realmente la grandezza e la serietà del fenomeno… beh, direi che siamo sulla buona strada.

Anche se lo studio svolto e preso in analisi in questo post, a mio parere non è completo, sicuramente è un trampolino di lancio per i nostri piloti che fanno fatica a farsi ascoltare dal management delle compagnie aeree, altro fenomeno di cui ho ampliamente discusso nel blog..

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