Il fenomeno dei Life Coach

“La Repubblica” ha pubblicato un articolo sui Life Coach, descrivendo brevemente il tipo di lavoro che svolgono, ma soprattutto riportando i numeri del fenomeno dei life coach. Il fenomeno è ovviamente legato all’espansione di questa professione ed all’utilizzo da parte delle persone di coach professionisti.

Per dare un’idea dei numeri, negli stati uniti c’è un mercato di 2 miliardi di dollari con 45 mila coach professionisti. La coach Martha Beck, la più famosa negli stati uniti, ha un giro d’affari annuo di 4 milioni di dollari.

In Italia non so quale sia la stima esatta, sicuramente minore agli stati uniti, ma ciò non toglie che il boom del fenomeno è arrivato anche qui. Molti decidono di intraprendere questa carriera, ma la cosa più importante è che ci sono molte persone che cercano un coach professionista.

La cosa che più interessa a chi si rivolge al coach è riuscire a cambiare e migliorare qualche aspetto della propria vita in modo concreto e realistico. Il coaching è un metodo chiaramente nato con questa finalità, pertanto molto richiesto dagli adolescenti e loro genitori, ma anche da manager o persone che si trovano in momenti di crisi e che da soli non riuscirebbero ad affrontare.

Nell’articolo si descrive il ruolo del coach come una figura che si trova a metà tra lo psicologo e l’allenatore sportivo. Credo che come paragone ci siamo. Effettivamente il coach non è nessuna di queste due figure, ma ha una metodologia d’intervento che si avvicina ad entrambe. Mi spiego. La psicologia si focalizza molto sul lato patologico e mentale di una persona; l’allenatore insegna e spiega ad un atleta cosa fare e lo segue nel suo percorso di crescita sportiva in qualità di esperto. Il coach, come l’allenatore, segue una persona nella sua crescita di vita, ma senza farla sentire oggetto di un’analisi patologica.

Anzi, forse la chiave vincente del coaching è proprio il rapporto che si va a creare tra coach e la persona. C’è un legame di fiducia, il coach fa il tifo per te e desidera che tu possa realizzare i tuoi obiettivi e sentirti felice.

Non voglio entrare troppo nel dettaglio dei vari metodi di coaching che esistono in Italia, voglio però fare una distinzione netta tra coaching umanista e il resto. Nel coaching umanista al centro dell’attenzione è la persona e non l’attività di coaching. Ciò che spinge un individuo a decidere di diventare coach umanista è l’amore e l’attenzione che ha nei confronti delle altre persone. Non amore fraterno che trovi da un prete o da un amico, ma una persona che realmente desidera vedere che sbocci e che i tuoi obiettivi si stanno realizzando. Ciò significa che il tuo coach, a volte, sarà anche colui che ti provocherà e ti metterà di fronte alle cose che normalmente eviti.

Le richieste di coaching sono in aumento man mano che le persone lo scoprono e lo conoscono. Chiunque può rivolgersi ad coach e provare a fare un incontro. L’unica cosa che il coach ti chiederà sarà di metterti in gioco ed assieme a te affronterà qualunque tematica per te importante.

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