Incidente in Elicottero di Kobe Bryant

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Purtroppo una star del pallacanestro è venuta a mancare in un incidente in elicottero e come spesso accade quando è coinvolto un personaggio pubblico così noto, l’attenzione sui fatti è molto alta.

In questo caso però, oltre ad attirare i media il nome di Kobe Bryant, ci sono anche altri fattori che hanno attirato la loro attenzione.

L’incidente ha avuto luogo di giorno in mezzo ad una fitta nebbia durante un volo in cui si seguivano le regole del volo visuale (VFR – Visual Flight Rules).

È facile intuire che in una giornata di nebbia o molto nuvolosa non si possono seguire le regole del volo visuale, ma quelle del volo strumentale (IFR – Instrument Flight Rules).

Nell’incidente in questione è accaduto proprio questo, ovvero, pur sapendo che nel tragitto si sarebbero incontrati fitti banchi di nebbia e nubi basse, il pilota ha comunque deciso di volare a vista.

Non solo questo, quel giorno, la compagnia proprietaria degli elicotteri, non era autorizzata a volare proprio a causa della nebbia. Quindi, perché sono decollati ugualmente?

Ad aggravare il tutto sembra che l’elicottero avesse a bordo gli strumenti per il volo strumentale e che il pilota fosse abilitato per quel tipo di volo, ma non ha richiesto di eseguire un volo IFR, ma si è tenuto alle regole volo VFR, come da regolamento della compagnia.

Fatte queste premesse a cui non otterremo delle risposte molto presto, possiamo solo analizzare i fatti e metterci nei panni del pilota per capire quali valutazioni abbia fatto che purtroppo hanno portato a questo incidente.

La rotta verso la destinazione

Il volo doveva portare Kobe Bryant ad un evento di basket della NBA che lo avrebbe impegnato nel pomeriggio.

Avrebbero attraversato la città di Los Angeles seguendo una rotta molto comune e molto frequentata. Inoltre, il pilota aveva già volato sulla stessa rotta il giorno prima e non era la prima volta che aveva a bordo Kobe Bryant.

Decollati dall’aeroporto John Wayne, dovevano raggiungere quello di Camarillo, vicino al luogo dell’evento. Un volo non troppo lungo.

La prima parte del volo sorvolava un terreno abbastanza pianeggiante e in quella giornata la visibilità era sufficiente in quella parte della rotta.

Dopo 13 minuti di volo l’elicottero passava il centro di Los Angeles e si avvicinava verso la valle di San Fernando dove il terreno iniziava ad elevarsi.

Quel giorno il controllore del traffico aereo ha chiesto al pilota di Kobe Bryant di rimanere sopra la città di Glendale e seguire un circuito di attesa a causa di altro traffico nella zona. Ci sono rimasti per circa 10 minuti.

Il controllore ha poi autorizzato l’elicottero a proseguire nonostante la bassa visibilità.

Nella registrazione audio delle comunicazioni si sente che gli viene autorizzato un “Special VFR”, ovvero l’autorizzazione a volare secondo le regole VFR in una zona controllata, ma in condizioni meteorologiche al di sotto dei limiti di visibilità (non VMC – Visual Meteorological Conditions).

Il pilota ha così proseguito seguendo un’autostrada che attraversa la valle di San Fernando.

Trovandosi vicino l’oceano Pacifico, l’aria umida proveniente dall’oceano forma nuvole basse e dense all’interno delle vallate che hanno obbligato il pilota ad abbassare la quota di volo.

Il pilota ha continuato a seguire l’autostrada sotto le nuvole basse, chiedendo che il controllore lo seguisse via radar, ma volando basso all’interno della valle non era possibile vederlo sui radar.

A questo punto il pilota ha deciso di salire di quota cercando di evitare le nuvole. Salito fino a 2300ft allontanandosi dall’autostrada, successivamente è sceso repentinamente fino a 1000ft con un rateo di discesa molto alto (circa 4000ft/min.) ed una elevata velocità.

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Quali conclusioni possiamo trarre?

Non è chiaro perché il pilota si sia allontanato dall’autostrada, probabilmente poteva rimanere basso e proseguire fino ad un punto dove il terreno era più visibile ed atterrare.

Non è chiaro nemmeno perché abbia deciso di scendere così repentinamente dopo essere salito a 2300ft. Sicuramente era a conoscenza dell’altezza delle colline in quella zona, pertanto poteva volare ben al di sopra di quella quota. Almeno poteva rimanere a 2300ft e proseguire lungo la rotta.

Non avremo mai una risposta chiara fintanto che non ci saranno dati maggiori informazioni dagli investigatori.

Magari siamo difronte ad un altro caso di disorientamento spaziale?

Aspettiamo che siano gli investigatori a dircelo.

Quel che è chiaro è che non doveva volare senza autorizzazione. Siamo di nuovo a presentare un caso di violazione delle regole.

Non possiamo sapere cosa sia successo nelle ore prima del decollo, cosa abbia spinto la compagnia ed il pilota a decidere di volare consapevoli delle condizioni meteo limitanti e nonostante un divieto a poter volare quel giorno, rimarrà un mistero molto probabilmente.

Ma non possiamo rimanere indifferenti. Quanti piloti e compagnie aeree decidono di mettere a repentaglio la vita dei passeggeri pur di portare quel aereo o quel elicottero in volo? Tra questo caso e quelli di Boeing con i 737MAX, fin troppi!

Fonte: https://www.nytimes.com/2020/01/31/us/kobe-death.html

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