La Speranza

La speranza è in primo luogo un sentimento. Deriva dalla mancanza, dalla paura, dal conflitto, dal negativo. Spero solo se desidero e desidero solo se sento la presenza di qualcosa che mi manca o mi reca dolore. Ho desiderio e ho voglia perchè non sono appagato, perchè soffro. Non desidero una bella casa, se già la possiedo. Non desidero l’amore di una persona nel futuro, se ho la fortuna di averlo nel presente.

Solo se non sento amore, proverò a cercare. Ma l’assenza è anche una presenza veicolata dal desiderio. Se mi manca l’amore, sento di poterlo avere. Mi può mancare solo qualcosa che sento come potenzialmente parte del mio essere. La speranza è la possibile realizzazione delle mie potenzialità.

Ma in quanto speranza, conserva la paura che il futuro non possa realizzarsi. Configura un futuro auspicato, ma incerto nella sua realizzazione. Chi spera ha nello sfondo del suo sentimento la paura che questo possa non accadere. A motivare una persona è l’incertezza combinata con il desiderio.

La paura mescolata con il desiderio e la speranza produce trasformazioni interne e cambiamenti interni, in ogni caso è movenza attiva e non semplice attesa. Così la speranza diventa un fatto pratico. Bisogna solo ancorare i desideri al possibile e al potenziale, quindi alla realtà, e non all’impossibile. E’ andare verso un luogo che non è presente ma è realisticamente possibile.

E’ il principio della realtà che trasforma l’utopia in programma, obiettivi, strategie di azione. In questo senso la realtà è un fatto di prassi, di azione, di iniziattiva, di espressione concreta dei propri sogni, di analisi attenta del reale. La speranza ci permette di avere una visione attiva della realtà, dal punto di vista del suo possibile cambiamento. Colui che spera, cerca nella realtà le leve che possano permettere di realizzare ciò che desidera.

Come il pessimista cerca conferme alla sua impotenza, colui che spera cerca indizi che lo conducano verso la meta. Chi è mosso da una passione lavorativa e vuole realizzarsi professionalmente, cercherà nella realtà tutte le opportunità per farlo. Chi non ha desdierio, cercherà ciò che il “mercato” offre. Il pensiero, caricato della speranza, non può contemplare l’esistente, non può fermarsi a osservare; è carico di azione potenziale. Significa oltrepassare, andare oltre al pensiero: non contempla il quadro ci entra dentro.

E’ proprio la paura della mancanza legato al desiderio che produce motivazione interna, un anelito al cambiamento di sè e delle proprie relazioni.

Cosa devi fare?

La speranza comporta il rischio del fallimento, che poi è la realizzazione della paura di non farcela. Una persona può immaginare di cotruire un’impresa creativa e arricchente, ma sa che può fallire. Un bambino può chiedere ai genitori un gioco, ma sa che dovrà negoziare per averlo. Ed allora?

Alcune correnti hanno fondato la loro fortuna insegnando ad amare chi non si ama, ad essere soddisfatti del proprio lavoro che in realtà non ci soddisfa affatto, ad accontentarsi di una casa che non è accogliente, a vivere in una società che è ingiusta. Insegnano l’adattamento e producono attesa.

Il principio di realtà

C’è molta paura. Paura di non trovare lavoro o di perderlo, paura di rompere un rapporto che non va perchè la solitudine è peggio, paura di esprimersi perchè poi sono più vulnerabile, paura di costruire amicizie, amori, affetti perchè poi rimango deluso. La paura si antepone alla speranza e la combatte, come realtà che non vuole cambiare per autoconservarsi. La paura manipola, inganna e truffa generando il futuro non voluto e che si teme.

Avere paura di non essere assunti, ci rende artisti senza materia; avere paura di esprimersi, rende il nostro pensiero senza ricordo di parole. Ma la paura ci impedisce di vedere la realtà che sta là dietro da qualche parte e che dobbiamo scorgere dal buco della serratura. La paura può essere nostra alleata. Bisogna affrontarla con la speranza. Significa non perdersi nelle illusioni, ma ammirare ed elaborare i sogni, trasformarli in progetti di sviluppo.

Dobbiamo sentire quel sentimento che la paura copre, il sentimento del desiderio, della brama, quella brama di avere, realizzare ed ottenere; quel sentimento che ci dice che qualcosa ci aspetta là fuori. Quando la brama sceglie, vede l’oggetto del suo appagamento, lo raffigura e rappresenta, diventa desiderio.

Il desiderio però non è ancora azione, manca la volontà. Ora ti darò una scossa… attento!

Chi si rifugia nel permanente lamento di ciò che non va, o di ciò che manca, donandoci la sua angiosciosa impotenza, chi non sa scegliere, perchè “chi si accontenta gode”… tutti costoro sono pieni di desieri, ma non di volontà pratica, di azione strategica. Il desiderare senza volontà è un desiderio immobile, passivo. Si può desiderare e non volere. I desideri divengono volontà quando sono mete desiderate di appagamento, quando cioè si trasformano in obiettivi.

La speranza è la fiducia nel futuro anche dopo insuccessi e vane aspettative. Si vive il presente come manifestazione dell’avvenire, si vede l’avvenire venire verso di sè.

Chi è ottimista riesce meglio dei pessimisti a raggiungere risultati positivi in ogni campo di attività, non soffrono in ansia o depressione, hanno buone relazioni sociali, benessere fisico. Inoltre dimostrano maggiori propensioni al problem solving ed al selezionare le fonti di informazioni più rilevanti (Syder, Lopez, 2002).

(Scopri le tue potenzialità), L. Stanchieri.

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