pregiudizioÈ incredibile quanto cambia la percezione del mondo quando ci si trasferisce all’estero. Mi trovo in India da alcuni mesi e la prospettiva è di rimanerci per diversi anni, ma la cosa straordinaria è che già da subito mi ritrovo a sentire il peso della minoranza!

Sono uno di tre italiani in questa città, abito in quello che viene definito un “society”, ma che di socievole non ha proprio nulla. Anzi, è una vera e propria comunità di indiani che non ne vuole sapere del resto del mondo.

In parte è comprensibile visto che la maggior parte degli abitanti sono anziani in pensione che preferiscono non essere disturbati o famiglie con figli che cercano la sicurezza delle mura del society.

Un posto molto bello da vedere ed i confort di questo condominio certamente non sono paragonabili con quelli italiani. Con questo voglio dire che i condomini italiani sono molto lontani da questi. Non solo per la distanza, ma qui con la piscina e la palestra privata, riservata agli abitanti, devo dire che quasi non mi sembra di essere nemmeno in India.

Quando però, durante una nuotata nella piscina a te riservata, ti arriva il cosiddetto presidente, ovvero un anzianotto Sikh che inizia a gridare in Hindi parole incomprensibili, tutto il fascino decade e di colpo ti ritrovi a confrontarti con la realtà.

La dignità ed il rispetto non hanno cultura

Passiamo ora alle cose serie perché l’incontro non era amichevole. Un Sikh ed un italiano hanno poco in comune e le cose da dirsi non sono molte. Infatti, il presidente aveva da ridire sul comportamento, a suo avviso osceno da parte di mia e di mia moglie quando ci siamo permessi di tenerci per mano e darci un leggero e normale bacio camminando nel society una sera.

Quando ho capito che la sua rabbia era legata a una mentalità antica non ho mosso alcuna accusa o difesa, ma mi sono attenuto alle regole di questo paese. Infatti, non bisogna essere scortesi con gli indiani, bisogna cercare di creare sempre delle relazioni amichevoli e armoniose.

Quello che invece ha fatto scattare la molla della rabbia da parte mia era la sua insistenza nel cercare di convincermi che questa non è una comunità occidentale, ma indiana. Il pregiudizio nei nostri confronti era troppo per stare zitti.

Il racconto dei fatti termina qui, ma il messaggio che voglio dare è legato alla percezione di noi stessi quando siamo a casa d’altri. Io rispetto le regole, ma se vengo accusato ingiustamente solo per essere straniero allora non c’è regola comunitaria al mondo che fermi la dignità di una persona.

Mi accorgo ora che vivere in un altro paese non significa essere un italiano all’estero, ma significa essere uno che rispetta le persone di qualunque comunità o cultura e che in cambio si merita altrettanto rispetto. Gli aspetti morali della nostra vita, quali appunto la convivenza, l’educazione, la considerazione altrui ed il senso civico, non sono definiti dai confini, dalle lingue o dalle culture, ma solo dall’intelletto umano.

Gli occhi della conoscenza

Per chiudere la chiacchierata con il presidente gli ho semplicemente chiesto se siamo i benvenuti, perché se fosse il contrario non ho alcun problema ad andarmene. La sua risposta era troppo scontata… puoi immaginare cosa ha detto, ma poco importa.

Viaggiare ti porta a fare moltissime esperienze, è davvero straordinario quanto possiamo cambiare e conoscere noi stessi quando ci confrontiamo con altre culture. Certo che se sei il tipo che si fa tutti i villaggi turistici del mondo, il confronto si limita alla persona in reception, ma vivere in un altro paese è tutt’altra cosa. Lo consiglio vivamente a tutti!

Indiano, Cubano, Americano, Africano, Australiano o Italiano alla fine ti accorgi che siamo tutti uguali e la convivenza potrebbe essere semplice, ma la cultura imposta sin da bambini non ci permette di essere liberi da pregiudizi.

Quella stessa libertà che manca in questo paese dove nemmeno per strada o perfino a casa propria ti senti di avere un senso di privacy, manca anche in coloro che scelgono di vedere il mondo attraverso i filtri mentali che possiedono e non attraverso gli occhi trasparenti della conoscenza e intelligenza.