1
63

Human Factors Umanistico

Per poter comprendere cosa intendiamo con Human Factors Umanistico, dobbiamo dare una breve definizione di Umanesimo e cogliere ciò che sta alla base di questo concetto. L’Umanesimo (1400) è un movimento culturale che ha come caratteristica principale la riscoperta dell’uomo attraverso la ricerca e la letteratura dei classici latini e greci. L’umanista è un soggetto di “nuova umanità”, nel senso che lo studioso non è soggetto a una tradizionale autorità, essendo capace di autonomia critica e di senso storico.

Riscoprendo il valore dell’autonomia creativa dell’uomo, superando i concetti tradizionali di autorità, rivelazione, dogma, ascetismo, teologia sistematica, tradizione religiosa con l’esigenza prioritaria di una riflessione personale e critica, rompendo in sostanza l’unità enciclopedica medievale, l’Umanesimo inizia il processo di autonomia delle singole discipline, permettendo all’uomo di conoscere e dominare le leggi della natura e della storia. La riscoperta dell’autonomia della natura, con le sue leggi specifiche, porta allo sviluppo delle scienze esatte e applicate. Leonardo da Vinci traduce in scienza applicata le sue intuizioni nel campo dell’ottica, della meccanica, della fisica in generale, architetti e ingegneri passano dalla progettazione di singoli edifici a quella di intere città, ecc.

Allo stesso modo vogliamo provare che può esistere un approccio umanistico nello studio del Human Factors in aviazione, ovvero un approccio che non considera l’uomo come macchina, ma lo considera nella sua interezza in quanto uomo caratterizzato da una sua soggettività.

L’applicazione in aviazione di studi condotti da parte di medici, fisici, ingegneri, psicologi, biologi, ecc., in ambito Human Factors avviene per mezzo di normative. O meglio, le normative che oggi si applicano in aviazione sono basate su studi scientifici che provano la loro efficacia e vengono applicate al ruolo dei piloti per migliorare l’efficienza delle compagnie aeree (vedi il continuo aumento di numero di ore di servizio di un pilota) e garantire la sicurezza del volo.

E’ già ben noto quanto siano state necessarie ed utili tutte le normative aeronautiche e le procedure che i piloti sono obbligati a seguire: non credo sia necessario descrivere tutti gli incidenti aerei che si sono verificati negli ultimi 30 anni di storia dell’aviazione (vedi la rivoluzione in ambito sicurezza volo dopo l’incidente delle Everglades del 1972) e che hanno portato alla stesura di normative per assicurare che non si verifichino più determinate situazioni che inducono ad errori e quindi a disastri aerei, ma è importante ricordare che, purtroppo, questi incidenti sono stati necessari per capire che c’era il bisogno di standardizzare ed introdurre le normative che regolano l’aviazione moderna e che garantiscano gli alti livelli di sicurezza che conosciamo oggi.

Parlando nello specifico per piloti e assistenti di volo non è possibile quindi considerando solo il loro “sapere” o il loro “saper fare”, che il loro addestramento e le normative hanno già ben sviluppato, ma anche il loro “saper essere”, cioè quelle caratteristiche intime personali, psicologiche, caratteriali e socio-culturali specifiche dell’individuo tali da consentire prestazioni efficaci ed in linea con i suoi valori. Facendo leva sul “saper essere” possiamo cambiare e migliorare gli atteggiamenti operativi e relazionali in funzione di una acquisita consapevolezza di se stessi.

Mostra i commenti

Nessun commento

Lascia un commento