Nell’articolo di oggi voglio renderti partecipe del racconto di un comandante di mia conoscenza che gentilmente ha scritto questa breve storia realmente accaduta durante un atterraggio a Gran Canaria nel 2015.

Mi piace condividere racconti come questi, diciamo “normali”, in cui non si parla di incidenti o di grosse cose che fanno scalpore, ma di quelle esperienze che solo i piloti vivono e che noi (non piloti di linea) non possiamo conoscere.

In questo racconto troviamo esempi di professionalità dell’aviazione civile che mi rendono ancora più curioso di scoprire cosa si cela dietro quella porta della cabina di pilotaggio degli aerei di linea.

Spero che anche a te cresca la voglia di saperne di più e la passione per questo fantastico mondo.

Ecco il racconto del comandante!

Visuale a Gran Canaria

L’altro giorno a Gran Canaria nel volo di ritorno da Birmingham in sottovento per la pista 03 i controllori ci chiedono se preferivamo un vettoramento per l’ILS o un avvicinamento Visuale.

Col Campo in vista per evitare di essere vettorati per un lungo finale decido di procedere visuale.

Ci stabilizziamo a 8 miglia e contattiamo la Torre.

Subito dietro di noi anche un B737 della Air Berlin viene autorizzato ad un Visuale e a mantenere la giusta separazione da noi che li precediamo.

Poco prima di configurarci con flaps e carrelli sentiamo i piloti dell’Air Berlin contattare la Torre con forte accento tedesco:

“Gran Canaria Torre, Air Berlin 5670,  numeri due in sequenza dietro il traffico che ci precede….ahahah (risate alla radio) …per un visuale a 10 miglia…ahahah…abbiamo il traffico in vista…ahahah”.

Non riuscivo a crederci.

Questi ci stavano espressamente prendendo per il culo!!!

Trovandomi già in volo manuale, mantengo (a stento) l’orgoglio cercando di evitare inutili distrazioni durante la fase critica della Landing Checklist.

Ora, questo è l’esempio della professionalità di certi colleghi che a volte mi fanno pensare “ma perchè non se ne stanno a casa”.

Dopo l’atterraggio chiamo al telefono il responsabile di turno della Torre di Controllo per chiedere la sua opinione su quello che fosse successo durante l’avvicinamento.

Dal punto di vista tecnico mi dice che non c’era stata nessuna infrazione e che la separazione tra di noi era dentro i limiti.

Gli dico che non era stato quello il problema e che mi riferivo allo standard delle comunicazioni.

A quel punto mi dice che effettivamente l’equipaggio tedesco non era stato professionale. Gli dico che loro nel loro ruolo di controllori di volo hanno l’obbligo e l’autorità di intervenire quando si verificano queste situazioni e di ammonire certi comportamenti.

Ormai sempre più spesso si sentono in frequenza comunicazioni assurde. Rutti, versi di animali e canzoncine demenziali trasmesse addirittura sulla 121.50, la frequenza di Emergenza! Non ho parole.

Sbarcati nel frattempo  i passeggeri, esco dall’aereo e mi dirigo con calma verso l’Air Berlin posteggiato non troppo distante da noi.

Batto con forza la mano sotto il muso dell’aereo. Il Comandante apre il finestrino e sporge la testa.

Gli faccio gentilmente cenno di uscire per parlare. Una breve stretta di mano e gli chiedo:

“Allora spiegami per favore cosa è successo che sono davvero senza parole e a dir poco scioccato”.

E lui, sorridente, mi risponde:

“Ma no, è che andiamo di fretta. Dobbiamo arrivare a Berlino stasera prima che chiude l’aeroporto… ma perchè non avete fatto il Visuale a 4 miglia?”.

Ed io:

“Allora, intanto dove sta scritto che i Visuali si fanno solo a 4 miglia. Non avevamo pianificato una discesa per un Visuale così corto perchè come sai è difficile prevedere i traffici in arrivo ed in partenza che ti precedono e spesso si finisce che non te li autorizzano e il carburante che volevi risparmiare intercettando a 4 miglia te lo bruci tutto ugualmente”.

Mi spiego meglio per chi non è pilota. In quanto ci si ritrova a volare sotto il normale profilo di discesa fino a livellare a bassa quota con manette aperte. Quindi meglio pianificare un finale più lungo, ma più probabile da ottenere, ed effettuare una discesa con manette al minimo.

E continuo:

“E poi non avevamo ancora ricevuto il “Cabin Secure” dagli assistenti di volo…

Ovvero, la comunicazione che i passeggeri sono tutti seduti e l’equipaggio dietro è pronto per l’atterraggio.

…”quindi rischiavamo solo un’inutile riattaccata…ma a parte questo….vorrei sapere, chi è che era alla radio?”, chiedo rivolgendomi anche al Primo Ufficiale che nel frattempo si era avvicinato.

“Ero io” – mi risponde il Comandante. “Bene, mi dispiace dirtelo ma allora penso che come Comandante tu sia davvero poco professionale”.

A quel punto abbassa un po’ gli occhi, imbarazzato evidentemente dal sentirsi dire queste parole davanti al suo collega copilota e aggiungo:

“Comunque capisco che a volte si hanno comportamenti poco appropriati, quindi tranquillo non ho intenzione di fare rapporto… magari la prossima volta ce ne andiamo al pub a berci una bella birra tedesca e così ci facciamo davvero due risate”.

Sorride e mi dice:

“No no, birra italiana… sì comunque mi dispiace”.

Ci salutiamo velocemente con un’ altra stretta di mano e me ne vado con lui che mi fa: “Scusami ancora”.

Il racconto finisce qui. Ringrazio il comandante per essersi prestato e per aver condiviso questa storia e molte altre che magari pubblicheremo in futuro.

Cosa possiamo apprendere da questa storia?

Ringraziendo il comandante per questo racconto, cerchiamo di imparare qualcosa.

Intanto abbiamo capito ancora una volta che alcuni piloti prendono sotto gamba l’importanza delle comunicazioni.

Alcune volte è capitato anche a me di sentire comunicazioni di piloti privati che non davano informazioni chiare e che venivano prontamente ripresi dal controllore di volo.

Altre volte, ho sentito il controllore rimproverare un pilota perchè si trovava in uno spazio aereo non autorizzato o perchè si trovava alla quota sbagliata.

Insomma, quando si vola bisogna mantenere un alto livello di professionalità e serietà che dimostri che si ha la corretta preparazione, controllo e consapevolezza della situazione in cui ci si trova (situational awareness), e rispetto per le altre persone in volo.