Motivazione alla riuscita

Ci sono molte definizioni di motivazione che riguardano differenti caratteristiche comportamentali ed esperienziali. Fondamentalmente una persona motivata ha tre componenti determinanti: 1. ha un obiettivo, 2. si mette d’impegno, 3. persiste in esso. In generale, il termine motivazione definisce l’orientamento nel momento di vita attuale verso un oggetto-meta valutato positivamente.

Ma vediamo in particolare la motivazione alla riuscita. Innanzitutto le ragioni che ci inducono a perseguire una prestazione possono essere di natura diversa: si vorrebbe ricevere uno stipendio più alto per vivere più comodamente, si vorrebbe far carriera per avere più prestigio o superare un esame per liberarsene. Ma questi motivi e molti altri possono attivare condotte lavorative all’insegna dell’impegno, senza che esista un nesso con la motivazione alla riuscita.

Una condotta è motivata alla riuscita solo se tende all’autovalutazione della propria abilità, e precisamente al confronto con degli standard di valore che si tratta di raggiungere o superare. La persona vuole capire fino a dove si spinge la sua capacità e pertanto si sforza particolarmente.

Possiamo trarre molti esempi dalla vita quotidiana: un flipper o videogioco perdono di interesse se smettono di segnare il punteggio; chi pratica jogging nel tempo libero comincia a cronometrare i suoi tempi già dopo poche corse e prova gioia quando riesce a migliorare il proprio tempo.

Come incentivi al raggiungiemnto dell’obiettivo bastano l’orgoglio di essere riusciti a fare qualcosa di personalmente impegnativo e la conseguente soddisfazione per la propria abilità, vissuta come sensazione positiva, che possiamo definire come un’esperienza di successo.

Un manager super pagato che si ostina ad aggiustare con un temperino il cinturino dell’orologio è un esempio di incentivo inerente a possibili esperienze di successo. Con i soldi guadagnati nella mezz’ora di lavoro persa il manager avrebbe potuto comprare diversi cinturini nuovi, ma il punto è che vuole mettere alla prova la sua abilità, per quanto irrazionale sia, dal punto di vista economico, questo modo di agire.

Quindi, l’effetto positivo di queste esperienze non sono riconducibili al risultato, ma la contentezza per la propria abilità si manifesta solo quando un risultato può essere attribuito a se stessi, alla propria capacità o ai propri sforzi.

Per questo motivo nel coaching, quando si definiscono gli obiettivi, è importante che abbiano delle caratteristiche specifiche: devono essere significativi, importanti per la persona e sfidanti. Ovvero, obiettivi difficili, ma realistici e coinvolgenti. Obiettivi troppo semplici non motivano, ci vuole la sfida con se stessi coniugando capacità, difficoltà del compito, potenzialità e rischio.

E’ semplice capire, a questo punto, l’effetto che ha una motivazione alla riuscita sulla crescita personale della persona, l’effetto sull’autostima e sulla percezione di efficacia nelle proprie attività quotidiane. Un comportamento motivato alla riuscita richiede grande sforzo ed investimento di energie che portano ad ottenere soddisfazione personale, gioia e contentezza per il proprio operato.

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