Perchè Viaggiare è importante per i Neuroni e la Felicità

viaggi e felicitàE’ tutta la vita che viaggio e la maggior parte dei viaggi sono stati fatti senza una vera programmazione (per fortuna). I viaggi sono nati spesso per necessità ed altri invece sono nati per caso, per un invito, per mia sorella 3 mesi in Turchia, un invito in Oman. Spesso ho fatto brevi viaggi da solo di qualche giorno solo per staccare. Sono sempre stato convinto che facesse bene alla salute ed ora ho la conferma scientifica.

Se leggi queste righe è perchè anche tu sei un viaggiatore o lo vuoi essere. Avrai qualche forma di interesse per i viaggi ed i voli se sei finito su questo blog ed anche tu saprai quanto i viaggi ti possono cambiare. Ho già scritto di quanto siano speciali i viaggi che ti cambiano la vita o quelli in solitario.

Non voglio parlare dei miei viaggi, ne parleremo in un altro articolo ed eventualmente ci scambieremo opinioni visto che la tecnologia ci dà la possibilità di scambiare idee e COMUNICARE! In fondo all’articolo trovi un bel spazio per i tuoi commenti e le tue idee.

Voglio invece parlarti di quanto siano utili i viaggi alla nostra felicità e gli effetti benefici che hanno sui nostri neuroni e sulla nostra percezione del mondo e di noi stessi.

Viaggiare dà la felicità

Sono un Coach e sono laureato in Psicologia ed ho studiato in svariati momenti la felicità nelle sue forme, ma non avevo mai sentito parlare della felicità che ti possono dare i viaggi. Ne ero sempre consapevole d’altronde, ma non avevo mai saputo di questi studi svolti da psicologi di tutto il mondo sull’effetto che i viaggi hanno sul nostro cervello.

Ho trovato un interessante articolo su Focus di Agosto 2014 in cui si spiega il legame tra felicità e viaggi. Riporterò i passaggi più importanti aggiungendo qua e là qualche punto sulla base della mia esperienza.

I soldi NON danno la felicità, i viaggi sì!

Ben più dei soldi, i viaggi danno la felicità perchè aumentano le connessioni neuronali e quindi l’efficienza del cervello: siamo una specie pigra, quindi tutto quello che è efficiente significa che si fa con meno fatica! L’articolo riporta: “Viaggiare dà benessere perchè spezza la quotidianità e qualche volta può curare vere e proprie malattie”.

Sulla cura delle malattie non so quanto sia vero, ma sullo spezzare la quotidianità non ho dubbi. Pensa a tutte quelle coppie che riescono a convivere meglio proprio perchè a volte uno dei due se ne va! Non sembra vero, ma NON stare sempre assieme aiuta il rapporto.

Viaggiare aiuta anche chi ha poca autostima: “secondo gli studiosi viaggiare migliora il senso di controllo sulla propria vita, incrementa la capacità di entrare in relazione con gli altri e modifica perfino la propria scala di valori (questioni riguardanti la famiglia, gli amici, le aspirazioni personali aumentano di importanza rispetto a quelle legate al lavoro)”.

La storia ci insegna che siamo viaggiatori

E già, siamo viaggiatori per istinto, siamo dei nomadi o lo eravamo, i nostri antenati lo erano di sicuro. Per questa ragione siamo programmati per viaggiare.

Nella storia la civiltà umana ha da sempre conosciuto grandi spostamenti: i romani hanno conquistato l’europa, parte dell’Asia e sono arrivati fino in Egitto, per non parlare poi di Cristoforo Colombo fino alla tratta degli schiavi. Pensa ai vichinghi ai greci, insomma popolazioni intere con usi, costumi, tecnologie e culture diverse che si sono insediati mescolandosi con altre culture.

Questi spostamenti hanno permesso contaminazioni e conoscenze tra popolazioni lontane, favorendo appunto mutamenti fondamentali nella loro cultura e tecnologia.

Benefici Cerebrali

Arriviamo al dunque. Quali sono i benefici per il nostro cervello? 

Focus ci spiega che “… percorrere luoghi sconosciuti, degustare cibi mai assaggiati prima o imparare anche poche parole in un’altra lingua sono attività che costruiscono nuove connessioni nel cervello”.

Il ricercatore Michael Valenzuela dell’Università di Sydney ha scoperto che chi ha viaggiato molto ha una maggiore densità di neuroni in alcune zone cerebrali. Insomma, si creano nuovi circuiti nel cervello, lo si stimola… un po’ come quando si fanno le parole crociate.

Ci sono molti vantaggi per la memoria dimostrato da Gary Small dell’università di Los Angeles che ha scoperto che viaggiare “migliora l’efficienza della corteccia cerebrale dorsolaterale, molto importante per la memoria a lungo termine”.

La prossima frontiera

Viaggiamo perchè il nostro cervello ha bisogno di “crescere” e comincia a farlo ancor prima della partenza solo immaginando la destinazione. “Ognuno di noi ha una sorta di mappa mentale del mondo, in cui ogni luogo è catalogato secondo una nostra classifica personale. Tutto dipende dall’idea che ce ne siamo fatti grazie a documentari, film, racconti di amici e familiari, lezioni scolastiche”.

Se ci pensi è vero: quante volte prima della partenza, un po’ per la contentezza di partire un po’ perchè è un viaggio che volevi fare da tempo, ti ritrovi a immaginare come sarà o cosa farai a destinazione e perfino cerchi su internet o sui libri di viaggio immagini o racconti di altri viaggiatori che hanno già visitato quel luogo… Io l’ho sempre detto: il viaggio inizia dal momento in cui inizi a pensarlo.

Secondo le ricerche, siamo attratti dai luoghi che sono diversi dalla mappa mentale che ci siamo creati. Scoprire le diversità stimola il cervello e ci fa venire voglia di partire. Secondo il ricercatore David Botterill: “non è la rispondenza del luogo alle nostre aspettative a soddisfare il viaggiatore, ma piuttosto l’adattamento agli imprevisti e sorprese del viaggio”.

Sono convinto che chi viaggia è una persona che in fondo ha una voglia matta di riadattarsi, quasi come se volesse mollare tutto e ricominciare da capo solo per sentire quel brivido che l’incertezza ti dà.

Il legame tra felicità e viaggi

Jeroen Nawijn, studia la correlazione tra felicità e viaggi. Ha studiato 481 turisti di Amsterdam scoprendo che viaggiare ti fa sentire soddisfatto della tua giornata per il 20% in più rispetto a chi non viaggia.

La soddisfazione cresce dal secondo giorno di viaggio in poi fino al penultimo giorno prima della partenza. Ovvero, nel penultimo giorno la soddisfazione cala drasticamente probabilmente per la tristezza di dover tornare a casa.

Ma la felicità aumenta nuovamente l’ultimo giorno, in fondo, “…anche tornare a casa è un viaggio”. 

Un altro dato interessante di questa ricerca è che un viaggio da 3 a 6 giorni consente un buon miglioramento dell’umore. Che sia meglio fare tanti viaggi brevi? 

Io andavo spesso a Londra per pochi giorni (circa 4 ogni viaggio), andavo da solo e mi rilassavo facendo quello che volevo! Magico. Tu che ne pensi dei viaggi che danno la felicità?

 

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