I titolari che negano il positivo!

Nella nostra regione, Friuli Venezia Giulia, c’è una tendenza al negativismo, ovvero ci si concentra sempre e quasi esclusivamente su tutti gli aspetti negativi.

Nel lavoro, nelle relazioni con gli altri o in famiglia o negli uffici pubblici c’è sempre un atteggiamento rivolto a quello che non va. La stessa cosa avviene con i datori di lavoro che continuano a marcare gli errori dei propri collaboratori.

In un ufficio infatti, spesso si instaura un rapporto di nervosismo e di decadente antipatia che porta ad offese, discussioni e mancanza di comunicazione tra il titolare ed i dipendenti, dannosi per l’intera organizzazione.

Cosa porta, noi Friulani, ad essere così negativi?

Non dipende dal Friulano, Veneto o Siciliano, piuttosto dipende dal fatto che la società ci ha convinti che bisogna sempre correggere quello che non va e dare per scontato quello che c’è di buono! In realtà non è così scontato, anzi si rischia di convincere una persona di essere sbagliata.

Facciamo un esempio: un datore di lavoro che continua a rimarcare gli errori dei suoi dipendeti, continua a fargli pressioni e generare stress e nervosismi, con la convinzione che “se mi stresso io si devono stressare anche loro”, portereà le persone a sentirsi sbagliati e non all’altezza del compito e la loro motivazione scemerà fino a svanire.

Le conseguenze saranno: altissimi livelli di stress, poca disponibilità da parte dei dipendenti a correggere i loro errori e la qualità del lavoro calerà. Il dipendente, agli occhi del titolare diventa l’errore, è l’errore e nient’altro. Ci si dimentica che c’è anche qualcosa di buono in quella persona o lo diamo per scontato che non prestiamo attenzione alle sue migliori qualità.

Cosa succederebbe se evidenziassimo e valorizzassimo le potenzialità dei nostri collaboratori?!

Sentirebbero di avere affianco una persona sulla quale poter contare, una persona che li rispetta e li ascolta che lo capisce e li accoglie. Non significa essere il loro miglior amico, ma semplicemente prendere in considerazione i loro obiettivi e le loro motivazioni, anche quelli personali.

Sentirsi considerati dà un’idea di protezione. Saranno molto più disposti a dare un pochino di più rispetto a quanto richiesto e si sentiranno responsabili per il loro lavoro e non vorranno deludere chi sta considerando il loro lato migliore. Ma ovviamente valorizzare le loro potenzialità deve essere fatto con sincerità: “comprare” la loro fiducia (con incentivi economici), persuaderli con parole pompose ma poco sincere non avrà alcun effetto o lo avrà per un breve periodo.

Bisogna ascoltare, accogliere e ricercare le potenzialità per valorizzarle e dare spazio affinchè possano essere espresse!

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